Hanoi, il primo vero incontro con il Vietnam

Nell’immaginario collettivo di noi occidentali l’arrivo da turista in una nuova città è accompagnato da un benvenuto di qualche tipo. Ci sono città che ti accolgono con un monumento. Altre con uno skyline. Altre ancora con un piatto tipico. Hanoi, invece, come altre città asiatiche che ho visitato ti accoglie con la vita.

Bastano pochi minuti fuori di libertà per capire che qui tutto segue regole diverse. Il traffico “sembra senza logica: migliaia di scooter si incrociano su quattro semafori apparentemente rispettati, clacson continui, attraversare la strada diventa quasi un atto di fede. Eppure, in quel disordine, esiste un equilibrio invisibile e forse anche una calma nascosta.

Ma non è il traffico la prima cosa che colpisce. È la quotidianità.

Camminando tra le strade della vera capitale vietnamita ci si rende conto che il marciapiede non è semplicemente uno spazio dove passare. È un’officina meccanica, un barbiere, un mercato, una cucina all’aperto, un luogo dove bere un tè e chiacchierare.

Nelle foto che ho scattato c’è tutto questo: un uomo che ripara uno scooter seduto su uno sgabello di plastica alto venti centimetri, una donna che vende verdura lungo la strada, un barbiere che taglia i capelli all’aperto usando uno specchio appeso a un muro ormai consumato dal tempo. Scene che da noi sembrerebbero straordinarie e che qui fanno semplicemente parte della normalità.

È una semplicità che inizialmente sorprende. Non perché manchi qualcosa, ma perché si ha la sensazione che basti davvero poco per vivere la giornata.

Anche il caldo contribuisce a questa sensazione. L’umidità avvolge ogni cosa e rallenta i movimenti, mentre la città continua a scorrere veloce con un ritmo tutto suo, apparentemente caotico ma efficiente.

…Per le strade capita spesso di vedere persone che bruciano fogli di carta che ricordano banconote. Non è denaro vero, ma offerte votive destinate ai familiari defunti. Secondo una tradizione molto diffusa in Vietnam, questi oggetti raggiungono l’aldilà e permettono agli antenati di ricevere ciò di cui hanno bisogno.

Per un occidentale è un’immagine che incuriosisce e, allo stesso tempo, spiazza. È il primo segnale di un rapporto con la morte molto diverso dal nostro: più presente, meno nascosto, quasi integrato nella vita quotidiana.

È difficile spiegare una sensazione, ma durante il viaggio ho avuto spesso l’impressione che, soprattutto nel nord del Vietnam, la vita fosse vissuta con una leggerezza diversa. Non nel senso di essere meno importante, ma con una familiarità nei confronti del rischio, del traffico e della morte che in Europa raramente si percepisce.

Forse è proprio questo il regalo più grande che Hanoi offre. Non cerca di impressionarti. Ti costringe semplicemente a cambiare punto di vista.

Dal mio viaggio in Vietnam, estate 2024